Non serve molto altro, perché il cuore del film è universale: l’incompiutezza di certi rapporti familiari e il tentativo, spesso faticoso, che tutti compiamo per sopravvivere alla nostra infanzia.
Qui il dramma personale diventa arte.
Le ferite vengono trasformate in rappresentazione, quasi a suggerire che la parte più bella e fragile di noi sia spesso affidata alla finzione, al desiderio di stupire gli altri per potersi sentire, almeno per un momento, degni d’amore.
Gli attori sono straordinari. I loro volti, gli occhi liquidi, raccontano ciò che le parole non riescono a dire.
I personaggi appaiono impacciati nelle relazioni più intime, nascosti dietro il successo, la maternità, le nevrosi, l’alcol, la paura della solitudine.
E proprio per questo risultano profondamente veri.
Il regista lavora molto sulla sottrazione. I dialoghi sono ridotti all’essenziale e la macchina da presa insiste sui volti, sugli occhi, su micro-espressioni che sostituiscono la parola.
La costruzione delle scene privilegia la tensione interna ai personaggi più che l’azione, creando un ritmo fatto di pause e sospensioni che amplifica il senso di irrisolto.
Sentimental Value è un film che evita soluzioni narrative consolatorie e sceglie di restare nella complessità delle relazioni irrisolte, restituendo un ritratto lucido e umano della fragilità familiare.
Prendetevi del tempo e andate a vederlo!
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