Quest’anno ho dedicato tanto tempo agli appuntamenti del “Fuori Salone”, una sorta di fiera nella fiera. C’era sempre qualcosa di imperdibile da rincorrere, svariate le location: l’ex macello, la chiesa sconsacrata, la redazione del Corriere, la corte interna del palazzo patrizio, la Pinacoteca di Brera, la Statale di Milano, ecc.
Una bulimia di occasioni per vedere istallazioni, mostre, site specific, collaborazioni, one show.
Mi sono posta delle domande sul perché di questa insaziabilità.
La volatilità e la provvisorietà di molti eventi li rende molto appetibili.
L’idea di “ora o mai più” è un’irresistibile tentazione, che a volte sembra obnubilare il vero senso della loro ragione d’esistere.
Troppo vasta l’offerta per non rimanere frastornati, in bilico tra gli allestimenti che ci raccontano il nostro passato, rassicurandoci, e quelli che ci proiettano verso un futuro che pensiamo di aver già assorbito, senza doverlo necessariamente comprendere.
Io ho avuto bisogno di tempo per metabolizzare l’incessante stimolazione a cui ho sottoposto i miei sensi in quella settimana.
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