Oggi la fotografia ha smarrito la sua capacità di essere evento.
Come aveva anticipato Italo Calvino nel racconto “Le avventure di un fotografo”: “…il passo tra la realtà che viene fotografata in quanto bella, e la realtà che ci appare bella in quanto è fotografata , è brevissimo”.
Tutti produciamo centinaia, migliaia di foto con i nostri cellulari.
Attraverso l’app di Instagram abbiamo acquisito nuovi canoni di inquadratura e preziosi filtri per incorniciare paesaggi, abitudini, persone, tramonti, landscape da inserire nelle nostre storie.
Ci sono panorami assolutamente instagrammabili, già forniti di cornice e riferimenti tag da apporre sulle nostre pubblicazioni, cartoline che gli uffici del turismo ci invitano a postare.
La foto è diventata un mezzo di comunicazione che non vuol raccontare solo ciò che accade in quel preciso istante in cui viene scattata ma può essere manipolata o utilizzata in maniera completamente differente per esprimere uno stato d’animo o una battuta “universale” attraverso le meme ed altre forme di riutilizzo delle immagini.
Si svincola quindi il soggetto dalla sua funzione e si fa rivivere con un altro significato.
Anche questo è un modo di trasfigurare la realtà che possiamo utilizzare per trasmettere un messaggio che ognuno è libero di interpretare.
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