Ci sono viaggi che arrivano al momento giusto, senza che tu li abbia davvero programmati.
Mosca per me è stata così: una città che conoscevo, eppure questa volta mi ha accolta con un’energia diversa, quasi elettrica. L’occasione era la fiera “Idem, la dolce vita del design”, organizzata da WWTS insieme a prestigiose aziende italiane. Un titolo evocativo, sì, ma soprattutto un invito a ritrovare quel filo sottile che unisce il nostro saper fare al mondo.
Quest’anno l’evento aveva un sapore speciale: la quinta edizione coincideva con i trent’anni di attività di WWTS, da sempre ponte solido tra Italia e Russia. Un anniversario importante, celebrato con discrezione e stile
Arrivare a Mosca in questo momento storico significava anche interrogarsi su cosa significhi oggi portare il Made in Italy all’estero.
Come si mantiene vivo un canale commerciale quando tutto è complesso?
Ha ancora senso parlare di stile, di artigianato, di bellezza?
La risposta, sorprendentemente, è arrivata dai clienti.
Nonostante tutto, l’affetto verso le aziende italiane è intatto. I brand che rappresentiamo — quelli cresciuti negli anni del Salone del Mobile, quelli che raccontano storie familiari e mani sapienti — qui sono ancora riconosciuti, desiderati, rispettati.
È una fedeltà che commuove, un legame costruito nel tempo e che resiste alle distanze.




Mosca, intanto, scorre veloce. Le sue architetture monumentali, le luci, i locali che si reinventano con un ritmo frenetico… e in mezzo a questo movimento, il design italiano rimane un porto sicuro: una grammatica estetica che non perde mai significato.
In questo viaggio ho portato con me anche la mia identità professionale: sono il volto artistico della Casa Grifoni, un ruolo che mi permette di raccontare il design non solo come prodotto, ma come linguaggio culturale. A Mosca questo è stato percepibile in ogni conversazione, in ogni incontro, in ogni progetto discusso. Era come se la mia storia e quella dell’azienda si intrecciassero naturalmente al racconto più ampio del Made in Italy.
Durante la fiera ho ascoltato racconti, idee, speranze.
Ho ritrovato partner che conosco da anni e ne ho incontrati di nuovi.
Ho sentito la forza delle relazioni che resistono davvero, quelle che nessuna distanza e nessuna crisi riescono a spezzare.
E in certi momenti ho pensato che forse il nostro vero prodotto non è un mobile, ma la cultura che portiamo con noi.




C’è poi un altro aspetto che questo viaggio ha reso ancora più chiaro: il mio lavoro, oggi, parla sempre più con una voce femminile. Una voce che unisce sensibilità, visione e cura dei dettagli. Una voce che, in Casa Grifoni come nei miei progetti personali, cerca sempre l’equilibrio tra storia e contemporaneità.
A Mosca ho portato anche questa parte di me: il mio modo di osservare lo spazio, di leggerne le sfumature, di trasformarlo in un racconto. Forse è proprio questo che i clienti percepiscono, più ancora dei prodotti — quella forza gentile che accompagna ogni progetto, ogni scelta, ogni gesto creativo.
Ripenso a questo viaggio come a un ponte: tra culture, tra persone, tra modi diversi di immaginare la bellezza.
E mentre l’aereo decollava, Mosca alle mie spalle sembrava già lontana, ma la sensazione era chiara: non stavo tornando semplicemente da una fiera. Stavo portando a casa un pezzo di energia nuova, un desiderio di continuare a raccontare il design con autenticità, con passione, e con la determinazione di una donna che ha fatto della bellezza il proprio mestiere.









3 Comments
LAura MAZZINGHI
Grazie Tea, ti leggo sempre con grande piacere! 🤎
Micol
Come sono belle e gentili queste parole.
Il tuo saper raccontare è arte. Leggere come riporti l’esperienza è pura gioia.
Micol
Tea Morabito
Con imperdonabile ritardo ti rispondo ringraziandoti per quello che mi hai scritto. È sempre un piacere sentirsi apprezzati per quello che diciamo. grazie di cuore Micol